Cronaca di una fine

Questa è la cronaca in prima persona da parte di Paolo Campanelli che riassume il percorso che porterà, a partire dai primi contrasti sulle strategie di sviluppo del 2000, fino alla fatale rottura del gennaio 2003.

Paolo nella sua stanza presso la sede di Via di Priscilla

2000
Nell’ultimo quadrimestre del 2000 si apre un conflitto tra me e Paolo Dal Pino: senza neanche interpellarmi intorno a settembre vara le “Web Services and Solutions”, cioè una sorta di servizi sotto il cappello di Kataweb da erogare tramite le controllate che vengono raggruppate sotto la “direzione/coordinamento” di Enrico Sonno, AD di Aleph. La strategia si è poi, come avevo sempre sostenuto, rivelata fallimentare. Inizio inoltre a chiedere a Paolo Dal Pino risposte a una serie di richieste (su questioni logistiche, strategiche, gestionali ecc.) ma non ottengo praticamente mai risposte.

Il conflitto con Dal Pino fa sì che io venga investito ripetutamente da pressioni al di la del lecito per piegarmi alla volontà altrui depotenziandomi di fatto dei poteri di AD. Resisto anche a chiare minacce, come diverse telefonate di Vittorio Zambardino, Direttore Strategie di Kataweb e Presidente di Uhuru, dove mi ripete che se mi metto contro il gruppo ne pagherò le conseguenze…, che sono talmente potenti che sono in grado di non farmi lavorare più con nessuno… ecc.

Data la situazione decido, con il consenso di Flavia Brandi e dei responsabili chiave di Uhuru, di cercare altri investitori per tentare un MbO. Contemporaneamente lavoro a una serie di istanze/richieste da presentare a Dal Pino per vedere se ci sono ancora margini accettabili per rimanere in Uhuru con Kataweb.

Nota bene: durante la fase in cui sono stato minacciato pesantemente (le allusioni erano tali che io le ho sempre definite intimidazioni di stampo mafioso), l’azionista ha cercato, vanamente, di convincere Flavia Brandi affinché prendesse il mio posto (sia per farmi fuori ma soprattutto per mettermi ulteriore pressione). Inoltre mentre ero minacciato ho proposto continuamente e polemicamente che mi fosse tolta la non concorrenza per permettermi di uscire, ma si sono sempre rifiutati per poter meglio esercitare verso di me l’arma del ricatto.

Dopo una serie di acrobazie diplomatiche riesco a ottenere un incontro con Dal Pino a cavallo tra novembre e dicembre del 2000, mi presento con un promemoria e con due lettere. Da tenere presente che per evitare conflitti e avere maggiori probabilità di successo, avevo grosso modo concordato cosa chiedere (e in che modi) con Giuseppe Burschtein, vice di Dal Pino, incontrato da me il 27 novembre 2000.

Il promemoria elenca le questioni da affrontare nell’incontro:
Disponibilità spazi in attesa di piazza Vescovio
Passaggio al 1-1-2001 a dirigenti del management attuale di Uhuru (Lettera)
Riconoscimento pieno degli obiettivi relativamente alla gestione 2000 (Lettera)
Regolamentazione rapporti con Kataweb relativamente ai progetti captive ed esterni
Piena visibilità su tutte le iniziative di Kataweb e delle controllate
Ruolo di Uhuru nell’ambito delle Web Services and Solutions
Eliminazione delle clausole di non concorrenza

2001
Febbraio. Contatto Dal Pino e gli chiedo che ho una cosa urgente da sottoporgli, lui acconsente affinché io lo raggiunga. Gli metto in mano una lettera di intenti finalizzata a un riacquisto di Uhuru da parte mia. Ho 6,5 miliardi circa da offrire. Gli chiedo se è praticabile. Mi dice che mi farà sapere a breve. Dopo una mezz’ora mi richiama e mi dice che l’ipotesi è praticabile ma per un prezzo di 8,5 miliardi. Cambio la cifra al documento, ma Dal Pino si rifiuterà comunque sempre di firmarlo per cui l’affare salta.

4 Maggio. Uhuru raggiunge l’obiettivo della certificazione ISO 9001, unico in Italia per il settore design-nuovi media.

23 Maggio. I tre soci originari (tra cui io e Flavia Brandi) esercitano le opzioni di put. Si apre una trattativa che conduco anche per conto degli altri soci per la finalizzazione del put e la definizione del prezzo e dei vari dettagli.

18 Luglio. Viene stipulato l’atto dal notaio per la cessione a Kataweb a seguito del put del rimanente 7,5% in mano ancora a tre dei soci originari. Da questo momento Uhuru è 100% Gruppo Kataweb.

Fine Luglio. Offro di nuovo 7 miliardi e successivamente rilanciando a 9 miliardi per il riacquisto di Uhuru. Dal Pino è in rotta di collisione con l’azionista di Kataweb, anche queste mie offerte non trovano seguito.

Settembre/Ottobre. Dal Pino lascia Kataweb.

22 Ottobre. Al CdA di Uhuru il Presidente Zambardino illustra il progetto di fusione per incorporazione di Uhuru (la stessa cosa si sta facendo per altre controllate come Web Bridges e Sias) in Ksolutions SpA (ex Aleph) che verrà proposto all’assemblea dei soci a cavallo tra novembre e dicembre.

Durante l’assemblea dei soci (ma potrebbe anche essere al CdA di cui sopra, non ricordo esattamente il contesto) rilascio delle dichiarazioni da mettere a verbale relativamente alla fusione di Uhuru in Ksolutions, sostanzialmente dichiaro che sono evidenti i benefici contabili e fiscali ma relativamente ai benefici strategico/operativi il tutto è subordinato alla stesura di un piano industriale (che non stenderanno mai), a patto che io disponga degli stessi poteri, che Uhuru continui ad avere autonomia di brand e gestionale: ho ampie rassicurazioni… Avevo anche chiesto nelle settimane precedenti di entrare nel CdA dell’incorporante ma ho ricevuto dei secchi rifiuti motivati dal fatto che nel gruppo Espresso gli AD delle società fuse vengono nominati Direttori Generali e non entrano in CdA.

Il 2001 si chiude con un risultato negativo e con la fusione per incorporazione (21 dicembre, con effetto retroattivo all’1-1-2001) in Ksolutions SpA.

2002
Sono talmente tanti gli attacchi strumentali, i bastoni tra le ruote ecc. che ho subito che non è possibile riassumerli. Mi limiterò agli essenziali.

A gennaio il CdA di Ksolutions delibera i miei poteri ma non mi farà mai avere la certificazione degli stessi, prendendo tempo o non rispondendo ai miei solleciti. A ottobre sono costretto a certificarmeli autonomamente andando in Camera di Commercio per sbloccare uno stallo nei pagamenti dei fornitori, nei rimborsi per il personale ecc.

Nel primo semestre appaiono circa 40/50.000 euro tra i costi del personale di Uhuru (la contabilità è centralizzata a Pisa, quartier generale di Ksolutions) che non trovano alcuna giustificazione. Nonostante i solleciti non otteniamo mai una risposta o una spiegazione sull’importo immotivatamente addebitato ad Uhuru.

Altri costi ci vengono ingiustamente imputati sulla commessa Enel.it, Ksolutions da noi coinvolta nella commessa di un nostro cliente ci gira 25.000 euro di costi invece che 9.975, anche qui non posso far altro che protestare.

A giugno si evince che il 2002 si chiuderà con una perdita. Rispetto all’anno precedente la perdita è dimezzata (circa 700.000 euro contro circa 2,7 miliardi di lire dell’anno precedente), il parco clienti cresciuto, le prospettive 2003 buone. Chiedo all’azionista (Espresso) se ha intenzione di rifondere a fine anno le perdite e continuare così a investire, in caso contrario e previo conferimento di mandato potrei cercare degli investitori in grado di rilevare Uhuru. Mi dicono che le decisioni verranno prese a un livello più alto (probabilmente Gruppo CIR) e verso fine anno per cui intanto si può andare avanti.

Verso fine novembre Enrico Sonno, AD di Ksolutions, non autorizza la nostra partecipazione ad una gara dove avevamo altissime probabilità di vittoria.

Tra ottobre e dicembre intendo presentare il budget 2003 che prevede il breakeven, ma non ottengo udienza.

Si arriva al 10 dicembre quando il direttore del personale del gruppo Espresso mi invita “nei prossimi giorni o la prossima settimana” a raggiungerlo nel suo ufficio. Il 12 dicembre sono da lui. Mi mostra una lettera di licenziamento a effetto immediato firmata da lui che mi dice essere stato nominato consigliere del CdA che è appena cambiato. Mi dice che i soci hanno deciso di “ridimensionare drasticamente” Uhuru e che non lo si può fare con me. Dice inoltre che il CdA ha revocato i poteri che mi erano stati attribuiti come Direttore Generale (non ho mai ricevuto una notifica scritta di questo). Chiedo se può interessare loro una mia proposta di riacquisto di Uhuru. Mi propone di prendere la lettera, uscire quindi da Uhuru e poi aprire semmai un negoziato. Dico che se accetto quella lettera non farò mai un’offerta di riacquisto. Decide di tenersela, ci lasciamo aggiornandoci alla stessa ora del giorno successivo: io avrei sondato se ci fosse ancora un soggetto che mi appoggiasse l’operazione, loro se la cessione può essere di loro interesse.

Il giorno dopo ci si rivede e per tutti e due l’operazione era praticabile, sottolineo il mio interesse dichiarando di avere 300.000 euro pronti in contanti oltre alle garanzie, mi annuncia che nei prossimi giorni sarei stato contattato dall’Espresso.

Mi contatta Tacciaria, vice di Benedetto, decidiamo di vederci prima delle ferie per vedere se siamo d’accordo sulle linee generali dell’operazione: ci vediamo il 20 dicembre a via Po, quartier generale dell’Espresso. Mi presento con un consulente per facilitare l’operazione. Siamo d’accordo sullo schema. Rimaniamo che ci rivedremo l’8 gennaio per presentare la tecnica nel dettaglio (riacquisto da parte di tutto il personale dipendente, operazione non ripudiabile).

2003

L’8 gennaio ci si rivede e Tacciaria chiede un altro tipo di operazione, cioè il riacquisto da parte mia dell’intero ramo di azienda con le garanzie che il personale non possa ripudiare l’operazione. Offre in cambio una negoziazione al ribasso del prezzo dei 300.000 previsti inizialmente. Chiediamo cinque giorni per decidere se ci interessa e qualche altro giorno per presentare la tecnica dell’operazione.

Telefoniamo dopo cinque giorni e dichiariamo che si può fare. Dopo qualche altro giorno mando i consulenti per siglare l’accordo ormai definitivo, ma cambiano le carte in tavola sostenendo che avevano “sbagliato i conti” e non si può fare sui valori che si era detto (tra 300.000 e 0). Chiediamo di poter ricevere da loro un’offerta. Ci invieranno un foglio excel con quattro celle anonime commentate al telefono. Si evince che hanno trattenuto dei crediti (ma omettono i relativi dettagli) e che chiedono 470.000, contro 100.000-150.000 + tutti i crediti che doveva essere l’accordo finale.

Rispondiamo negativamente all’offerta per iscritto via mail che annunciamo al telefono. Tacciaria, alterato, dichiara che se non accetto quell’offerta licenzieranno me e continueranno a portare avanti Uhuru senza di me.

28 gennaio. Vengo convocato da Roberto Moro e mi viene consegnata la lettera di licenziamento (che riceverò anche via Raccomandata A/R).

Con 60 giorni di ferie non godute si concludono così i 45 mesi in cui ho guidato la mia società per conto della proprietà facente capo al Gruppo Espresso.

Il saluto agli uhuriani